Ju jitsu, la difesa nata in Giappone

di Piera Bellelli Commenta

Il Ju jitsu è un’antica arte di difesa personale nata in Giappone ed utilizzata, in origine, per neutralizzare completamente gli avversari. I bushi, dei veri e propri guerrieri, praticavano il Ju jitsu per uccidere i nemici. In seguito, quest’arte si è evoluta ed è entrata a far parte degli sport da competizione. Si tratta di una disciplina interessante che ha una storia particolare e che si basa sopratutto sulla tecnica e la prontezza.

Il Ju jitsu nasce in Giappone nel periodo feudale, intorno al 1887, e prevedeva forme di lotta a mani nude o con armi come Bastone, Sai e Nunchaku ispirate agli attrezzi da lavoro. Ogni scuola sviluppava una particolare tecnica o adottava principalmente l’utilizzo di una sola arma distinguendosi cosi le une dalle altre. Proprio il Ju jitsu è legato alla storia del Giappone che, nel periodo dei feudi, ha visto il succedersi di numerose battaglia. Tuttavia, quest’arte da combattimento esce allo scoperto solo dopo le guerre ed è in questo periodo che inizia la sua diffusione anche come sport.

Una delle caratteristiche del Ju jitsu, che sigifica “il morbido vince il duro”, è legata ad una leggenda. Uno dei più antichi maestri stava meditando e, osservando gli alberi, si accorse che solo un salice riusciva a sopravvivere all’abbondante nevicata. Il segreto era nella flessibilità dei rami che riuscivano a farsi scivolare di dosso il peso della neve. Da qui, il medico Akiyana applicò il principio di non resistenza nel combattimento.

Il Ju jitsu è un’attività fisica completa che coinvolge tutti i muscoli e che richiede anche un forte controllo mentale. Al contrario di quanto si può pensare quest’arte marziale non si basa sulla forza: anzi, un colpo sferrato con forza può ritorcersi contro. Meglio, invece, affinare la tecnica ed ottimizzare il tempismo. Praticando questa tecnica di difesa si incrementa anche la flessibilità, l’agilità e l’equilibrio.

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