Il fitness e gli astronauti: curiosità a 50 anni dall’allunaggio

di Lucia D'Antuono Commenta

L'attività fisica nello spazio è fondamentale per evitare agli astronauti di soffrire di intolleranza ortostatica, che porta a svenimenti e vertigini.

I 50 anni dall’allunaggio, uno degli eventi, se non l’evento, dell’umanità, porta con se tanta curiosità, anche per gli astronauti e il loro allenamento.

Andare nello spazio non è una passeggiata, non solo per la preparazione tecnica necessaria, ma anche per quella fisica.

Non basta essere delle persone preparate a livello teorico sullo spazio, ma bisogna essere in perfetta salute, per sopportare le sollecitazioni fisiche di un viaggio estremamente duro, soprattutto alla partenza. Come abbiamo visto in molti video, gli astronauti devono allenarsi spesso anche quando sono nello spazio, e non solo prima.

L’allenamento dell’astronauta

La partenza con un razzo porta delle sollecitazioni incredibili per il corpo, ma anche la fase successiva, rientro compreso, sono molto delicati.

Ad esempio si potrebbe soffrire di intolleranza ortostatica, ovvero problematiche di stabilità e svenimenti, una volta rientrati a terra. Per questo gli astronauti devono fare un paio di ore di esercizi al giorno, anche nello spazio. Sembra che le donne siano più sensibili a questa condizione.

Oggi che le durate delle missioni sono molto più lunghe, è ancora più importante, per l’astronauta, allenarsi, come evidenzia lo studio comparso su Circulation dell’American Heart Association. Nello spazio la circolazione del sangue soffre, e l’esercizio fisico è fondamentale, oltre alla terapia endovenosa che va fatta appena rientrati.

Gli astronauti infatti soffrono di ipotensione ortostatica, e il sangue tende a scorrere nelle parti basse del corpo, scarseggiando nel cervello. Questo porta a vertigini e svenimenti, come quando ci alziamo di scatto da una posizione bassa.

Molti astronauti hanno sofferto di svenimenti una volta rientrati sul nostro pianeta, e la possibilità che questo si verifichi aumenta con la durata del viaggio. Nella ricerca si sono studiate le attività di 12 astronauti in relazione a questo problema.

Gli esercizi fisici di due ore al giorno, mirano al mantenimento cardiovascolare, delle ossa e dei muscoli. Infine, una volta rientrati, gli astronauti hanno svolto una terapia consistente in una soluzione salina per aumentare la pressione sanguigna.

Grazie a questi accorgimenti, gli astronauti oggetto della ricerca non hanno sofferto di ipotensione ortostatica, ma lo studio continuerà su un campione più ampio di astronauti. Le varie agenzie spaziali infatti, progettano viaggi sempre più lunghi e con destinazioni sempre più lontane. Essere più preparati su eventuali problematiche fisiche, può fare la differenza tra la vita e la morte.

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