Mal di schiena e dolori muscolari, come sconfiggerli con la tecnica Alexander

di Silvana Commenta

Il metodo, o tecnica, Alexander fu ideato negli anni ’20 dall’attore australiano Frederick Mathias Alexander il quale fu costretto a lasciare le scene a causa di continui ed improvvisi abbassamenti di voce che lo coglievano durante le rappresentazioni teatrali. Dopo aver consultato, senza successo, molti luminari dell’epoca Alexander si convinse che il suo problema era legato a un cattivo uso del corpo e alle tensioni accumulate in conseguenza di ciò.

Fu così che, con l’aiuto del fratello, decise di condurre un proprio studio, basato sull’osservazione del proprio corpo e delle proprie rezioni di fronte a uno specchio che lo portò ad elaborare il metodo che porta il suo nome e che attualmente è conosciuto e praticato in tutto il mondo con scopi anche molto diversi da quello originario.

La tecnica Alexander, infatti, è un metodo di rieducazione psicofisica finalizzato a ridurre le tensioni che spesso troviamo sia all’origine di mal di schiena, torcicollo, dolori muscolari, sia alla base di disturbi quali ipertensione e insonnia. Alexander era convinto che tali tensioni fossero causate dal coinvolgimento in particolari movimenti di parti del corpo che non sono in realtà necessarie per eseguirlo con un loro conseguente sovraccarico.

Gli esercizi del metodo Alexander non sono quindi finalizzati all’acquisizione di nuove abilità motorie ma si centrano piuttosto sull’abbandono di cattive abitudini che interferiscono con i movimenti naturali del corpo generando malessere. Oltre a migliorare l’equilibrio, la postura e le capacità di coordinazione, il metodo agisce positivamente anche sugli effetti dello stress e potenzia gli effetti delle terapia tradizionali nella cura dei alcuni disturbi dell’umore, come la depressione.

Il metodo è molto popolare tra attori, cantanti, danzatori e, più in generale, artisti che si esbiscono di fronte a un pubblico. Le lezioni si svolgono individualmente ed hanno una durata di circa 45 minuti. Evidentemente è richiesta la supervisione di un operatore qualificato, in Italia esistono diverse scuole di formazione, per non incorrere in spiacevoli inconvenienti.

 

 

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