Olimpiadi 2012, quanti rischi per la pelle degli atleti!

di Silvana Commenta

Secondo quanto sostiene Jacqueline De luca, ricercatrice e atleta americana (è stata medaglia di bronzo ad Atene nel 2004 con la squadra olimpica statunitense di pallanuoto) il problema della dermatosi fra gli atleti olimpici è tanto diffuso quanto sottovalutato. La giovane dottoranda, in collaborazione con il dottor Brian Adams che all’Università di Cincinnati dirige un ambulatorio di dermatologia dedicato proprio agli sportivi professionisti, è giunta a questa conclusione dopo aver analizzato la letteratura scientifica esistente sul tema.

Infatti, se distorsioni, stiramenti e traumi di varia natura trovano ampio spazio fra le pagine delle riviste scientifiche lo stesso non può dirsi per patolgie dermatologiche molto diffuse negli spogliatoi che, seppure non gravi e facilmente curabili, vengono troppo spesso sottovalutate rischiando così di compromettere, è la stessa De luca a sostenerlo, una performance alla quale ci si era preparati da anni.

Ogni specialità sportiva sembra poi avere i propri disturbi tipici: basti pensare all’herpes gladiatorum, ossia l’herpes virus di tipo 1, tanto frequente non solo fra i lottatori ma anche fra i rugbisti e, più in generale, fra gli atleti che praticano sport di contatto, la cui insorgenza in un solo atleta può causare “epidemie” in squadre intere.

Molto frequenti anche infezioni e micosi come la tigna tipica del cosiddetto piede d’atleta ma anche calli e vesciche rischiano di rendere la vita impossibile all’atleta professionista insieme alle altrettanto diffuse dermatite atopica e orticaria, condizioni che risultano peggiorate dalla sudorazione continua e abbondante.

Tutto questo senza contare i rischi a lungo termine legati all’allenamento prolungato all’aria aperta ai quali bisogna porre grande attenzione: lunghi anni esposti al sole senza adottare adeguate protezioni solari aprono la strada al rischio di insorgenza di tumori della pelle.

[Fonte]

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Photo credit | Think Stock

 

 

 

 

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