Kinesiotaping, è davvero utile?

di Sara Mostaccio Commenta

La tecnica di kinesiotaping, nota anche come bendaggio neuromuscolare, consiste nell’applicazione di speciali fasce adesive su zone specifiche del corpo, molto usate dagli sportivi. In tanti però avanzano dubbi sull’utilità effettiva di questa tecnica per chi pratica sport.

Kinesiotaping

Il colore del cerotto non ha una motivazione meccanica, infatti a diverso colore non corrisponde una diversa intensità di tiraggio ma semplici ragioni cromoterapiche. Il funzionamento dell’applicazione invece è del tutto meccanica. Il bendaggio non rilascia sostanze chimiche ma aiuta il muscolo a recuperare le sue funzionalità offrendo sostegno dopo un trauma. Questo per quel che riguarda l’uso in fisioterapia per il quale è nato.

Perché gli sportivi se ne servono così ampiamente? È davvero efficace e utile o regala solo un effetto placebo? Gli studi scientifici sull’argomento non sono numerosi e quelli esistenti con conducono a risultati decisivi.

È indubbio che l’effetto placebo determinato da un effetto emulativo: vedere che se ne servono molti sportivi che ammiriamo, siano essi professionisti o semplici amatori, ha una sua importanza. D’altronde l’applicazione eseguita da un professionista può effettivamente sortire gli effetti desiderati se la metodologia è coadiuvata da altri interventi per agire sul trattamento di una specifica parte del corpo.

Gli studi attuali, oltre ad essere scarsi nel numero e non particolarmente autorevoli, non mostrano risultati apprezzabili da un punto di vista pratico, che siano relativi alla forza del muscolo, alla sua funzionalità, alla propriocezione. D’altro canto se molti sportivi la richiedono è probabile che un risultato effettivo venga rilevato dall’esperienza personale. E voi, avete esperienza in merito? Cosa ne pensate?

Photo | Thinkstock

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