La corsa perfetta non esiste

di Daniela Ciabattini Commenta

Correre è l’allenamento più semplice che esista: per farlo servono solo un paio di scarpe da ginnastica, una tuta e un parco o un lungomare nel le muoversi; oltre che semplice è anche low cost e quindi accessibile a tutti pure in questi momenti di crisi, nei quali non tutti possono permettersi un di pagare l’abbonamento in palestra. Ma anche intorno a un’attività così semplice nascono comunque diversi interrogativi, primo fra tutti: esiste la corsa perfetta?

Un interrogativo quanto meno particolare al quale hanno cercato di dare risposte i paleobiologi della George Washington University, nella cui ricerca hanno preso le mosse dal modo di correre dei maratoneti kenioti, i quali corrono scalzi.

Chi corre scalzo come, appunto, i maratoneti kenioti, appoggia i piedi in modo diverso da chi, invece, si allena con le scarpe da jogging, ovvero appoggiando su punta e cuscinetto plantare; chi invece usa le scarpe ammortizzate da jogging correi sui talloni per le calzature possiedono dei tacchi più alti rispetto alla suola e alla caviglia.

Se pensate che correre con delle moderne scarpe da jogging preservi dal rischio di traumi a caviglie, gambe e fascia lombare si sbaglia di grosso: pare che correre scalzi appoggiando prima a terra l’avampiede sia più salutare.

I ricercatori americani hanno osservato gli abitanti della tribù Dasanaach nel nord del Kenia, abituati a camminare scalzi e fisicamente molto attivi benché non tradizionalmente dediti alla corsa. Gli studiosi hanno osservato 38 uomini e donne impegnati in corse brevi naturalmente a piedi nudi, e hanno visto che i soggetti coinvolti modificavano l’appoggio del piede a seconda della velocità della corsa: all’inizio i talloni, poi pianta e avampiede mano a mano che aumentava la velocità.

Da questa esperienza il dottor Kevin Hatala, direttore dello studio, ha concluso che non esiste un modo migliore o più naturale per correre, anche se la battuta sull’avampiede è la meno traumatica per piede e scheletro, ma come spiega lo stesso dottor Hatal, ancora c’è molto da studiare sulle biomeccaniche si innescano durante la corsa.

 

[Fonte]

 

Photo Credit |Thinkstock

 

 

 

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