Stretching, quando è davvero utile

di Piera Bellelli Commenta

Sin da piccoli ci hanno insegnato a fare stretching dopo la fase di riscaldamento: a scuola, durante l’ora di educazione fisica, durante gli allenamenti di pallone o di altri sport, dopo la corsa ci si metteva spesso a testa in giù per toccare i piedi ed allungare gambe e schiena. In questi anni, però, numerosi studi hanno dimostrato che in realtà fare stretching non è sempre utile e, anzi, può essere addirittura controproducente.

Gli studi pubblicati sulla rivista specializzata The Journal of Stretch and Conditioning Research, hanno rilevato che chi esegue lo stretching prima di dedicarsi ad una sessione di pesi rischia di ritrovarsi senza forze ed energie. Queste ricerche sono state confermate anche da alcuni studi condotti all U’niversità di Zagreb dove si è focalizzata l’attenzione sullo stretching statico prima dell’allenamento. Nei 104 casi osservati la pratica dello stretching statico prima dell’allenamento o del workout si è verificata una riduzione della capacità di contrazione del muscolo riducendo anche la forza esplosiva del 2,8%.

Quando è davvero utile fare stretching?

La componente di flessibilità è assolutamente fondamentale per un buon allenamento, tuttavia lo stretching è meglio riservarlo alla fine del training. Per riscaldare il corpo, invece, è meglio eseguire movimenti dinamici che preparano muscoli ed articolazioni al lavoro successivo. Vanno bene esercizi come arm circles, leg swings and Frankenstein walks per il riscaldamento, sessioni di stretching dinamico e massaggi miofasciali da eseguire con appositi attrezzi, come lo SMRT Core, o con una pallina da tennis per sciogliere le contrature muscolari.

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