Stretching in piscina: quando, come e perché

di Sara Mostaccio Commenta

In estate accantoniamo lo sport in palestra per dedicarci a quello acquatico che non solo ci rinfresca ma rende più efficace anche lo stretching: parliamo di stretching in piscina e dei suoi benefici.

stretching in piscina

Il momento del relax finale subito dopo aver finito l’attività fisica è quello più piacevole dell’intera sessione di allenamento e al tempo stesso la fase che ci aiuta a stirare i muscoli, allungarli ed evitare la formazione del fastidioso acido lattico.

Un bagno in piscina o al mare è sempre una buona occasione per praticare qualche movimento di stretching dopo aver scaldato i muscoli con una breve nuotata o un allenamento più intenso. Lo stiramento deve essere lento e non provocare tensioni, solo una piacevole sensazione di allungamento, così si riducono i rischi di lesioni. L’acqua dal canto suo renderà tutto più piacevole, favorendo il rilassamento.

In acqua si può stirare qualunque parte del corpo. L’importante è posizionarsi in una zona della piscina dove si tocca con i piedi e si ha a disposizioone un punto di appoggio per le braccia. Ogni esercizio si può eseguire a corpo libero ma disporre di una scaletta può favorire alcuni movimenti di stiramento, soprattutto per le gambe e le spalle.

Anche lasciarsi galleggiare rilassando completamente il corpo aiuta a stirare i muscoli che si rilassano completamente in una condizione simile all’assenza di gravità. L’acqua inoltre favorisce i movimenti di torsione del busto, ammortizzando ogni movimento brusco e permettendoci di eseguire gli esercizi in sicurezza.

In acqua tuttavia ci si stira anche muovendosi. Nuotare è un modo efficace per stirare il corpo, specialmente la colonna vertebrale che viene sollevata dal peso del corpo, sorretto dall’acqua. Così si eliminano le tensioni al collo e all’area lombare e le vertebre si distendono.

Photo | Thinkstock

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