Crampi durante l’allenamento, che fare?

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I famigerati crampi non sono altro che contratture involontarie e molto dolorose di un muscolo o di una sua parte le cui cause non sono ancora del tutto note. Il muscolo colpito si indurisce e perde qualunque capacità di movimento per alcuni istanti che sembrano lunghissimi.

Quel che si sa con certezza è che esiste una predisposizione familiare alla loro insorgenza e che questi fastidiosi accidenti tendono spesso a ripresentarsi nella stessa persona. Fatti salvi i crampi secondari, quelli legati a patologie di natura neurologica o metabolica, i crampi primari, quelli che si verificano cioè in persone sane, sono spesso associati all’affaticamento muscolare durante un allenamento molto intenso e colpiscono tipicamente il piede, il polpaccio e la coscia.

Inoltre, forse non tutti sanno che è più facile che i crampi si verifichino in ambienti caldi e umidi perchè queste condizioni favoriscono la disidratazione e dunque l’affaticamento. Per questo motivo è fondamentale che l’ambiente in cui ci si allena sia fresco e asciutto e che durante gli allenamenti molto intensi si tenga sempre a portata di mano una bottiglia di acqua per mantenersi idratati a dovere.

Più in generale, i crampi possono essere tenuti alla larga calibrando l’intensità dell’allenamento al proprio grado di preparazione fisica (non strafate se non siete abbastanza allenati) e praticando sempre un po’ di stretching prima di iniziare.

Ma che fare se il crampo ci colpisce all’improvviso?

Potrebbe capitare che, nonostante tutte le nostre precauzioni, il crampo si faccia vivo lo stesso. In questo caso, oltre a stirare il muscolo colpito, è utile contrarre il suo antagonista. Ad esempio se ad essere colpito è il polpaccio dovete flettere il piede.

Stando ai dati di un recente studio, ancora alle fasi iniziali, una tazzina di pickle juice, una soluzione contenente aceto usata per conservare i cetrioli, sarebbe in grado di arrestare l’insorgenza del crampo.

Se il problema tende a presentarsi con troppa frequenza fino a diventare invalidante il medico può valutare se è il caso di prescrivere una terapia con farmaci ansiolitici o miorilassanti.

 

[Fonte]

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