Climbing o arrampicata sportiva

di Paoletta 2

 Detto anche arrampicata sportiva, il climbing può essere praticata all’aperto su pareti rocciose più o meno scoscese a seconda del grado di abilità dell’arrampicatore.

Arrampicarsi fa parte della motricità naturale dell’uomo: è infatti tra i primi schemi motori di base che il bambino apprende.

L’arrampicata come sport consiste nel salire una parete naturale o artificiale utilizzando solo le mani e i piedi, consapevoli di essere in sicurezza per via della corda alla quale si è legati.

Il problema principale dell’arrampicatore è spostarsi contro la gravità, sfruttando gli appoggi della parete artificiale o le asperità della roccia naturale.

Si procede stando in equilibrio su tre appoggi per utilizzare poi il quarto appoggio, mobile, individuando, quando si lascia un appiglio in appoggio, quale sarà il posto preciso su cui andare ad aggrapparsi successivamente. Quando si passa da un appiglio all’altro bisogna che il bacino sia tenuto il più vicino possibile alla parete per alleggerire il carico sulla mano che tiene l’appoggio ed evitare il distacco del corpo.

E’ attività che richiede esperienza e tecnica: per iniziare, ci si può rivolgere a palestre e associazioni che consentono di apprendere gli elementi basilari su pareti appositamente strutturate in spazi chiusi e interni nei quali esperti istrutturi garantiscono il proprio know how e mettono a disposizione il sapere acquisito in anni e anni di pratica.

Il climbing diventa, così, uno degli esercizi cui poter ricorrere per tenersi in allenamento fisico e mentale: consente di salvaguardare un benessere fisico e psicologico alla stregua di qualunque altra attività sportiva ma offre anche il piacere indiscutibile – una volta acquisita la giusta preparazione – di poter esplorare luoghi incantevoli e incontaminati oltre che scoprire il grande piacere offerto dai paesaggi di montagna.

A chi sosterrebbe che l’arrampicata sportiva implica fatica evitabile, mi viene da rispondere, poi, che in realtà siamo fatti per fare fatica. Fateci caso: quando siamo costretti all’inattività per una frattura o un semplice mal di testa il nostro organismo si debilita, i muscoli perdono di tonicità, diventano più piccoli e le articolazioni più rigide, meno elastiche.

Anche il nostro umore cambia, diventiamo più tristi e pigri, perfino mentalmente. Non so se, infatti, avete mai notato che dopo un esercizio fisico o una serie di attività in palestra vi sentite molto stanchi, ma anche più contenti. Tutto questo ci fa capire che abbiamo bisogno di muoverci, perchè il movimento mantiene attive le nostre funzioni motorie e intellettive: abbiamo bisogno in un certo senso di far fatica.

L’organismo dell’uomo è, infatti, geneticamente predisposto per sopportare carichi di lavoro progressivamente crescenti. Se questa considerazione è vera per ogni persona in qualunque periodo della propria vita, a maggior ragione lo è per chi si trova in un periodo di grande crescita, come quello adolescenziale.

Muoversi  con costanza e regolarità aiuta la crescita e costituisce un potenziale mezzo di sviluppo, salute e prevenzione. Vi ho convinto a tentare il climbing? Non fosse così, mi gioco l’ultima carta: tornate alla foto in calce e provate a pensare che roba sarebbe se la persona in immagine foste voi!

Commenti (2)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>