Ora solare: le lancette tornano indietro, ma non l’allenamento

L’ora solare è tornata questa notte, in tutti i sensi. In attesa che venga abolita, l’ora solare e legale, che prevede lo spostamento di un’ora dell’orario, provoca sempre un po’ di scompensi. Questa notte si è tornati indietro di un’ora, e chi doveva svegliarsi alle 8, si è in realtà svegliato alle 9, anche se spesso l’orologio biologico ci mette un pochino di tempo ad abituarsi.

ora solare

Una volta, alla vigilia del cambio di orario, tutti gli amici ci ricordavano di spostare le lancette, ma oggi invece, con i computer e gli smartphone che aggiornano automaticamente l’ora spesso ci si dimentica del cambiamento, e si prosegue la giornata come se non ci fosse stato lo spostamento delle lancette.

La giornata si svolge pesantemente, apparentemente senza un motivo perché abbiamo perso la cognizione del cambiamento. Questa volta ad esempio si è dormito un’ora in più, per chi ci è riuscito, ma la giornata sarà strana, per la nostra mente e il nostro corpo. Ci sono sempre effetti collaterali su di noi.

Come far fronte al cambiamento

La prima cosa da affrontare quando si cambia l’ora è l’aspetto psicologico, come spiega la psicologa e psicoterapeuta in medicina del sonno Vincenza Castronovo. Il nostro orologio da polso deve infatti lottare con l’orologio biologico. I ritmi circadiani risentono anche di quell’ora in più, ed è normale sentire stanchezza, irritabilità, mancanza di concentrazione e di voglia di lavorare. Alcuni arrivano alla nausea e l’inappetenza.

Gli sportivi possono risentire di questo stato durante gli allenamenti, con un calo delle prestazioni agonistiche. Per questo si possono adottare alcuni piccoli accorgimenti, sia durante gli allenamenti che durante i periodi di inattività sportiva giornaliera.

L’alimentazione di uno sportivo è poi molto importate, per questo è utile iniziare a prepararsi con qualche giorno d’anticipo, posticipando ogni giorno di 10 minuti l’orario dei pasti. La stessa cosa è utile per il momento di coricarsi, in modo da abituare gradualmente il corpo.

Per gli allenamenti troverete più motivazioni e agonismo nella seconda parte della giornata, mentre dovrete cercare di essere il più possibile esposti alla luce. Questa esposizione vi consente di comunicare con il vostro orologio biologico in modo da prolungarne l’attività.

L’Italia ancora non ha scelto se abolire o no l’ora legale (la scelta è facoltativa) ma dovrà farlo entro il prossimo anno.

I falsi miti dei bambini nello sport. Cosa è vero e cosa no

Molte mamme si raccomandano con i propri figli, quando fanno sport o quando semplicemente sono in giro. Tante volte vietano ai propri figli di buttarsi in piscina, gli chiedono di non sudare o di non camminare scalzi.

Molte volte, nelle prove sportive, sembrano troppo preoccupate per delle situazioni che invece non rappresentano nessun pericolo. Ma le mamme hanno paura delle faringiti, delle tonsilliti, delle otiti e dei raffreddori. In piscina hanno la fobia delle micosi, e per questo alcuni piccoli non fanno attività sportiva.

bambini sport

I falsi miti

Ora, l’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici (Waidid) ha voluto pubblicare un vademecum per sfatare i falsi miti dei bambini che fanno attività sportiva.

Molti studi ora hanno sfatato alcune credenze, e raccomandano almeno degli allenamenti moderati. Gli sforzi fisici in realtà potenziano e rafforzano non solo i muscoli, ma anche le risposte immunitarie alle malattie e alle infezioni.

A parlarne è la professoressa di Pediatria Susanna Esposito:

“Il sistema immunitario ha il compito di difendere l’organismo da agenti infettivi e di regolare il processo infiammatorio. Attraverso un’attività fisica moderata, la risposta dei linfociti è migliore nella difesa contro gli agenti patogeni. Già con una sola seduta di attività fisica, infatti, avvengono importanti cambiamenti tra i globuli bianchi capaci di generare e modificare gli anticorpi che riconoscono antigeni specifici sulla superficie dei patogeni, neutralizzandoli”.

Quindi ci si può tuffare in piscina, perché non c’è nessuna correlazione con le otiti. L’importante è fare attenzione agli sbalzi di temperatura, che favoriscono i batteri. Ma evitare lo sport non fa altro che abbassare le difese immunitarie.

Anche sudare, di per sé, non è un male, soprattutto all’aperto. In questo modo invece, si rafforzano le difese immunitarie, e sudare all’aperto non vuol dire automaticamente prendersi un raffreddore, anche se le temperature sono basse.

Vanno bene quindi gli sport all’aperto, anche d’inverno, che sia atletica, calcio o ciclismo. Basta usare l’abbigliamento adatto. Attenzione invece a camminare scalzi, perché in questo caso c’è più possibilità di attrarre i batteri. Ad esempio c’è la possibilità di avere i piede dell’atleta o altri funghi che possono dare fastidio.

Ma comunque si tratta, in questo caso, di rispettare delle regole igieniche, piuttosto che delle situazioni in cui si possano prendere i malanni di stagione.

Università di Birmingham: fare fitness fa bene anche in terza età

fitness terza età

La terza età sta conquistando sempre più uno spazio tutto suo, anche nel fitness. Sono lontani i tempi dei nonni che restavano a casa a guardare i nipoti, e l’anziano di oggi è molto più attivo e social di un tempo.

Lo sport inizia, a dispetto dell’età, ad essere un fattore importante anche per gli anziani, e a tal proposito arriva in aiuto anche una ricerca dell’Università di Birmingham sull’attività fisica. pubblicata su Frontiers in Physiology, la ricerca è piuttosto chiara in merito. Fare sport tra i 70 e gli 80 anni fa molto bene, chiaramente con i dovuti accorgimenti.

Lasciare il divano dunque, senza paura, e continuare con l’attività fisica aiuta a mantenersi bene ed allunga la vita.

Lo studio dell’Università di Birmingham

La ricerca ha visto un confronto tra vari soggetti, dal punto di vista del tono muscolare, e chi faceva sport stava chiaramente molto meglio dei sedentari.

Per il momento si tratta di una ricerca condotta su un numero molto piccolo di campioni, con 7 anziani tenuti sotto osservazione durante la loro attività sportiva. Questi anziani sono soliti competere in gare dedicate alla loro età, con sforzi, proporzionati, notevoli.

I dati sono stati poi confrontati con soggetti della stessa fascia di età che però sono dei sedentari. Grazie ad un tracciante isotopico, sono stati effettuati dei test fisici su entrambi i gruppi. La ricerca consisteva in prelievi di campioni prima e dopo l’attività fisica, per misurare la quantità di proteine nel corpo.
Il primo prelievo avveniva due giorni prima dell’allenamento con un’apposita macchina, il secondo appena dopo l’esercizio. Anche se i due gruppi avevano la stessa capacità di sviluppo muscolare, gli anziani allenate si sono mostrati più pronti.

Questo significa sia che allenarsi da anziani fa bene, ma anche che non è mai troppo tardi per iniziare. Il gruppo di sedentari infatti, aveva la stessa capacità durante l’esercizio, anche se la risposta era meno pronta.

Questo significa che basta un pochino di allenamento per tornare in forma, chiaramente commisurato all’età e quindi sotto stretta osservazione di uno specialista. Una volta che avrete compreso quali sono i vostri limiti e le vostre potenzialità, allora potrete farlo autonomamente.

Beach Volley: come farlo bene per non farsi male

beach volley

Il Beach Volley è uno dei giochi preferiti dell’estate, tra i gruppi di amici che vanno alla spiaggia per divertirsi. C’è anche chi lo fa a livello professionale, essendo uno sport vero e proprio, anche duro.

Non è da sottovalutare infatti il discorso ambientale, cioè quel gran caldo estivo. Si gioca sotto il sole cocente, spesso facendo sforzi fisici non indifferenti. Anche se si gioca sulla sabbia poi, si possono subire traumi durante il gioco, specialmente se si fa una partita a beach soccer, altro gioco molto praticato d’estate.

Bisogna fare attenzione, perché nel divertimento non ci si rende conto che spesso, la maggior parte della gente, passa l’inverno a non fare nulla. Si tratta pur sempre di uno sport, e bisogna essere preparati fisicamente, senza rischiare infortuni.

I consigli utili

I rischi maggiori sono per le giunzioni e i tendini, sottoposti allo sforzo maggiore e soggetti ai traumi, sia quando si colpisce la palla che quando si cade. La sabbia infatti ha una superficie irregolare, e il fatto che sia morbida non significa che ci mette al riparo dagli infortuni.

Bisogna avere “tonicità ed elasticità”, dice il direttore di Traumatologia sportiva del Cto di Milano, Arturo Guarino, perché le articolazioni subiscono un forte stress.

Le parti più stressate sono le ginocchia, le caviglie e gli arti superiori. La caviglia, se mossa male a causa della poca abitudine allo stresso, può subire distorsioni e fratture. Le ginocchia invece possono subire danni ai menischi e ai legamenti.

Per gli arti superiori, l’attenzione si rivolge ai polsi e alle mani, molto sollecitati soprattutto nelle cadute, con possibili fratture. Poi le spalle, che sono sottoposte al rischio di periartrite. Tutto questo perché, come detto, spesso ci si è impigriti d’inverno, e si pensa di poter essere atleti d’estate. E proprio la leggerezza con cui si affrontano le “partitelle tra amici”, può portare a lesioni gravi.

È quindi fondamentale ricordare sempre i propri limiti, e non esagerare se non si è ben allenati. Poi c’è la sollecitazione del sistema cardiovascolare, e respiratorio, a causa del gran caldo e soprattutto dell’umidità. Si deve sempre pensare a queste cose come ad un gioco, e non stressare il proprio corpo.

Il fitness e gli astronauti: curiosità a 50 anni dall’allunaggio

astronauti

I 50 anni dall’allunaggio, uno degli eventi, se non l’evento, dell’umanità, porta con se tanta curiosità, anche per gli astronauti e il loro allenamento.

Andare nello spazio non è una passeggiata, non solo per la preparazione tecnica necessaria, ma anche per quella fisica.

Non basta essere delle persone preparate a livello teorico sullo spazio, ma bisogna essere in perfetta salute, per sopportare le sollecitazioni fisiche di un viaggio estremamente duro, soprattutto alla partenza. Come abbiamo visto in molti video, gli astronauti devono allenarsi spesso anche quando sono nello spazio, e non solo prima.

L’allenamento dell’astronauta

La partenza con un razzo porta delle sollecitazioni incredibili per il corpo, ma anche la fase successiva, rientro compreso, sono molto delicati.

Ad esempio si potrebbe soffrire di intolleranza ortostatica, ovvero problematiche di stabilità e svenimenti, una volta rientrati a terra. Per questo gli astronauti devono fare un paio di ore di esercizi al giorno, anche nello spazio. Sembra che le donne siano più sensibili a questa condizione.

Oggi che le durate delle missioni sono molto più lunghe, è ancora più importante, per l’astronauta, allenarsi, come evidenzia lo studio comparso su Circulation dell’American Heart Association. Nello spazio la circolazione del sangue soffre, e l’esercizio fisico è fondamentale, oltre alla terapia endovenosa che va fatta appena rientrati.

Gli astronauti infatti soffrono di ipotensione ortostatica, e il sangue tende a scorrere nelle parti basse del corpo, scarseggiando nel cervello. Questo porta a vertigini e svenimenti, come quando ci alziamo di scatto da una posizione bassa.

Molti astronauti hanno sofferto di svenimenti una volta rientrati sul nostro pianeta, e la possibilità che questo si verifichi aumenta con la durata del viaggio. Nella ricerca si sono studiate le attività di 12 astronauti in relazione a questo problema.

Gli esercizi fisici di due ore al giorno, mirano al mantenimento cardiovascolare, delle ossa e dei muscoli. Infine, una volta rientrati, gli astronauti hanno svolto una terapia consistente in una soluzione salina per aumentare la pressione sanguigna.

Grazie a questi accorgimenti, gli astronauti oggetto della ricerca non hanno sofferto di ipotensione ortostatica, ma lo studio continuerà su un campione più ampio di astronauti. Le varie agenzie spaziali infatti, progettano viaggi sempre più lunghi e con destinazioni sempre più lontane. Essere più preparati su eventuali problematiche fisiche, può fare la differenza tra la vita e la morte.

Non fai sport bene? Potrebbe essere colpa di un batterio

sport

I ricercatori americani hanno portato all’attenzione del mondo scientifico un nuovo concetto per quel che riguarda lo sport. In molti trovano difficoltà nel fare sport e vedono altre persone correre e allenarsi di più e con meno fatica.

Una risposta arriva dal Joslin Diabetes Center di Boston, che ha condotto una ricerca per stabilire eventuali legami tra l’attività sportiva e il microbioma intestinale. Il risultato è, secondo la ricerca, che della flora batterica intestinale fa parte anche un batterio che favorirebbe la prestazione sportiva.

Il batterio sportivo

La ricerca americana ha stabilito un nesso, evidenziando come aumenti la concentrazione del batterio appena dopo l’attività fisica. Per questo i ricercatori stanno stabilendo se il batterio possa essere utile nei risultati sportivi, tramite l’assunzione di probiotici. Un eventuale integratore, da mettere a punto, contenente il batterio, porterebbe a migliorare la propria motorietà. Questa conclusione è stata anche pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature Medicine.

La ricerca ha esaminato le feci di 15 maratoneti che dal 2015 partecipano alla maratona di Boston. Le analisi hanno coinvolto campioni pre e dopo gara, e lo studio si è concentrato sui cambiamenti nel microbioma. Poi sulla comparazione con persone che non facevano attività sportiva, ed avevano una vita piuttosto sedentaria.

Il batterio scoperto come “agevolatore” dell’attività fisica è del genere Veillonella e dimostra degli aumenti consistenti di concentrazione nel microbioma ogni volta che i maratoneti si sono impegnati nella corsa.

È un batterio comune dell’apparato digerente ma lo si trova anche in quello respiratorio, e in alcune circostanze particolari è responsabile di infezioni respiratorie e ai genitali. I risultati sono stati poi replicati nelle cavie, a cui è stato somministrato un integratore con il batterio. Il topo preso in esame ha mostrato un netto miglioramento della corsa e della potenza fisica in generale.

I ricercatori spiegano questi risultati con il fatto che il batterio Veillonella trovi nutrimento nell’acido lattico, naturalmente prodotto in grandi quantità durante lo sforzo fisico. Chi è più allenato produce l’acido solo sotto sforzo sportivo, mentre chi non fa attività lo produce anche con piccoli sforzi.

Secondo Aleksandar D. Kostic, uno dei ricercatori, il batterio aiuterebbe a scomporre l’acido lattico, grazie ad alcuni enzimi. La ricerca di Boston ha per ora formulato solo un’ipotesi, ed è quindi presto per capire se un integratore possa aiutare l’uomo ad essere più sportivo.

Arriva il gran caldo. Come proteggersi e come fare sport

sole-sportArriva il gran caldo e molti iniziano a soffrire. L’estate è un periodo bello, ma che molti soffrono, e bisogna fare attenzione. Tutti devono prendere i dovuti accorgimenti, in particolare chi fa sport. Il consiglio più ovvio è bere tanto e mangiare leggeri. Gli sportivi possono mangiare anche parecchi carboidrati, se fanno molta attività fisica, ma sempre in misura minore dell’inverno, preferendo frutta e verdura, o carni leggere come il pollo.

Gli altri consigli

Il ministero della Salute ha emanato, come ogni anno, utili consigli, che dovrebbero far parte delle normali abitudini di una persona.

Per gli sportivi vale sempre lo stesso consiglio di non esporsi nelle ore più calde. Se dovete fare attività, meglio attivarsi la mattina preso, e mai dalle 11 alle 18. Utilizzate sempre un cappello per proteggervi dal sole e vestiti leggeri, che possano farvi respirare. Reintegrate subito i liquidi, possibilmente anche con l’aiuto di integratori di sali minerali. Evitate i vestiti aderenti, che non fanno respirare la pelle, e quelli sintetici, che possono provocare piccole ferite cutanee e irritazioni.

Quando si fa sport d’estate, bisogna aumentare la quantità di acqua. Il ministero raccomanda almeno due litri al giorno, se non di più, e soprattutto non bere alcolici.

L’esercizio fisico per le malattie psichiatriche. Le nuove indicazioni

malattie psichiatricheSpesso, nel trattamento ospedaliero dei disturbi mentali e dell’umore come ansia, depressione, schizofrenia, e altri pericolosi disturbi, si tende a non considerare l’esercizio fisico come parte della cura. Ora, una nuova ricerca dell’Università del Vermont, pone l’accento su questo aspetto.

La nuova ricerca

A parlare dei nuovi trattamenti inclusivi dell’esercizio fisico, è il professor David Tomasi, psicoterapeuta di psichiatria ospedaliera dell’Università del Vermont Medical Center e capo-ricercatore. Per combattere le tendenze al suicidio ed episodi psicotici acuti, l’esercizio fisico può alleviare i sintomi.

“L’atteggiamento generale della medicina è che tu tratti prima il problema principale, e l’esercizio non è mai stato considerato un’opzione di trattamento per la vita o la morte. Ora che sappiamo che è così efficace, può diventare fondamentale quanto l’intervento farmacologico”, dice David Tomasi, che ha lavorato in collaborazione con Sheri Gates e Emily Reyns di UVMMC.

Insieme hanno messo in piedi una palestra per circa 100 pazienti nel dipartimento di psichiatria del centro medico, e poi stabilito un programma di allenamento e di educazione nutrizionale. I pazienti sono stati monitorati per controllare umore, autostima e immagine di sé. La ricerca ha concluso che i pazienti che fanno esercizio fisico abbassano i livelli di rabbia, ansia e depressione. Aumentano la loro autostima nel 95% dei casi, mentre il 63% si dice felice.

L’attività fisica aiuta in caso di artrosi: ecco come

artrosiL’attività fisica è sempre stata fondamentale per il benessere e la salute, soprattutto quando si tratta di malattie importanti come l’artrosi. Non importa se si ha una certa età, perché ci sono esercizi fisici che possono aiutarci anche da anziani. Sono esercizi specifici per quelle malattie degenerative come l’artrosi, analizzati in una ricerca della Feinberg School of Medicine della Northwestern University, negli Stati Uniti. Non serve sforzarsi nemmeno più di tanto, secondo gli esperti che hanno pubblicato la ricerca sull’American Journal of Preventive Medicine. Basta un’ora di attività fisica a settimana, fatta bene.

Quali esercizi fare

Se poi riuscite a fare più di un’ora a settimana, tanto meglio. Secondo Guido Valesini, professore ordinario di reumatologia a La Sapienza di Roma, basterebbero anche 150 minuti di camminata totali. Quanto basta per non bloccare le articolazioni, aiutando il corpo con un regime alimentare leggero e privo di grassi. È infatti fondamentale sconfiggere l’obesità e il sovrappeso.

A commentare la ricerca americana è lo stesso professor Valesini:

“In questo senso, lo studio pubblicato sul Journal of Preventive Medicine è interessante: si tratta di risultati verosimili, e suggeriscono che anche non riuscendo a raggiungere la soglia di attività fisica attualmente consigliata è comunque possibile trarre dei benefici, e in particolare prevenire il rischio di disabilità, anche con un impegno che è sì più contenuto, ma anche più facile da portare a termine per un’ampia fascia di pazienti”.

Infortuni: usare il tempo per migliorarsi

InfortuniGli infortuni sono spesso una iettatura, e seppur è sempre meglio sperare di non subirne, possono capitare a qualsiasi livello. Per questo è importante utilizzare il tempo di riposo forzato per migliorarsi e soprattutto superare la frustrazione stessa dell’infortunio. Soprattutto quando accade nel momento sbagliato, prima di una gara importante, quando si è professionisti, o quando magari si è lontani da impegni di lavoro, per gli amatori.

Superare la frustrazione

Certamente il riposo forzato dell’infortunio porta una certa frustrazione, più o meno grave a seconda del nostro “status” di sportivo. Ma è anche l’occasione per misurare il nostro carattere, la mentalità che abbiamo. Il modo di superare questo momento è non solo indicativo, ma fondamentale per misurarci con le avversità, in particolare se siamo sportivi professionisti.

Non a caso lo sport è uno dei punti cardine per allenare anche lo spirito.

Il primo passo è accettare l’infortunio e la propria vulnerabilità, iniziando un percorso mentale senza il quale è sempre difficile vincere qualsiasi battaglia. Inoltre bisogna riuscire a gestire lo stress che prima veniva eliminato dalla corsetta. Per questo è importante trovare un sostituto antistress alla solita corsa al parco o in pista. Concentrarsi sul fatto che il tempo può essere utilizzato anche per nuove scoperte, che possano arricchirci e portare positività.

Questo è fondamentale perché un buon stato di salute mentale, una certa serenità, aiuta il corpo a recuperare prima dagli infortuni.

La salute dei denti fa bene alla corsa. Parla l’odontoiatra

salute dei dentiLa salute dei denti e la salute, l’occlusione dentale e l’efficienza atletica. Da tempo la scienza sta legando lo stato di salute della nostra bocca a varie problematiche muscolari, e ai risultati nello sport, attribuendo ad una bocca sana un miglioramento delle performance.
Secondo i ricercatori, un buon allineamento tra mascella e mandibola aiuta il corpo anche nell’attività sportiva.

La scienza e i dispositivi

Non è un caso che sempre più atleti inizino ad indossare dispositivi in plastica trasparente (Bite) durante le gare, soprattutto podistiche. Ma ora gli scienziati ne consigliano l’utilizzo anche ai corridori amatoriali.
Ne parla ad esempio la dottoressa Julia Sanchez dell’Università di Barcellona, sul Journal of Oral Rehabillitation. Si tratta di una ricerca basata su numerosi testi sui rapporti tra occlusione dentale e bilanciamento corporeo. Molti di questi testi riconducono la fatica muscolare ai problemi della bocca, e non solo alle condizioni ambientali.

Sembrano oramai evidenti i rapporti tra muscoli masticatori, la postura di testa e collo, con altri organi molto utilizzati nello sport, come ad esempio l’apparato respiratorio ma anche la stabilità motoria.

È stato dimostrato anche un rapporto tra trigemino e nuclei vestibolari, con l’equilibrio corporeo, e così denti e ossa facciali incidono sul modo in cui corriamo.

La letteratura scientifica ha trovato prove di relazioni tra malocclusioni, postura, efficienza respiratoria e bilanciamento.

Esercizio fisico sempre. Il segreto per restare in forma

Per restare in forma l’esercizio fisico è fondamentale, ma sono molte le direttive diverse su come farlo bene. C’è chi dice che basti un paio di volte a settimana, ma fatte intensamente, c’è chi afferma che solo allenandosi tutti i giorni si può raggiungere la forma ideale. E se invece facessimo a metà strada?

Il modo giusto

La maggior parte degli esperti infatti concorda sul fatto che l’esercizio fisico vada fatto con costanza. Soprattutto per i meno allenati, bisogna evitare allenamenti estenuanti e darsi più che altro una routine sportiva. Ma soprattutto, ogni corpo risponde in modo diverso. La conformazione fisica, la “stazza” e la muscolatura sono senz’altro fondamentali, specialmente all’inizio, per stabilire una tabella di allenamento.

Comunque molti concordano nell’allenarsi almeno 4 volte a settimana. La costanza vi farà sforzare di meno e aiutarvi a tenere la muscolatura tonica e allenata.

Business Insider ha pubblicato il decalogo per l’allenamento migliore dei profani. Anche sull’orario ci sono sempre state discussioni. Per la ricerca pubblicata da giornale, non ci sono orari specifici, anche se si ammette che in futuro, ulteriori ricerche, potranno portare a conclusioni diverse.

Ma soprattutto si evidenzia l’aspetto psicologico dell’esercizio fisico. Non importa a che ora lo fate, basta farlo. Allenarsi fa infatti bene alla mente, e fa ragionare meglio. Migliora anche l’attenzione e aiuta nelle diete.

Interval training: dimagrire facendo attività fisica

Interval trainingFare attività fisica aiuta a dimagrire, e l’ultimo ritrovato del fitness è chiamato Interval training. A parlarne, una ricerca della Federal University of Goias in Brasile, finita sul prestigioso British Journal of Sports Medicine.

L’Interval training è un allenamento breve ma intenso, e a quanto sembra è più efficace di un allenamento più lungo nel tempo, ma comunque non troppo spinto, e abbastanza moderato. Ovvero quello che fanno generalmente tutti.

Cos’è l’Interval Training

Si tratta di un’evoluzione dell’HIIT, l’allenamento ad alta intensità che però e meno accessibile al pubblico comune. L’HIIT consiste nel fare 4 o 5 serie di esercizi aerobici in circa 4 minuti per avere un alto VO2max, cioè un alto consumo di ossigeno dei muscoli al minuto. Poi ci si ferma per altri 4 minuti e si ricomincia. Questo fa sì che si possano avere gli stessi risultati che si hanno in più di due ore di allenamento moderato. Nell’interval training potrete alternare corsa, jogging, speed walking e ciclismo.

L’Interval training è la risposta a chi non ha molto tempo, per motivi famigliari o lavorativi, da dedicare all’allenamento.

Per la ricerca, si sono confrontati 36 diversi studi e monitorate più di mille persone. Tutti hanno riscontrato una diminuzione del peso e del grasso corporeo, anche del 28,5%, una percentuale che è superiore agli allenamenti classici. L’unica controindicazione è per chi non è allenato. Partire subito con allenamenti molto intensi, potrebbe dare luogo ad infortuni.

La Francia apre alla prescrizione di attività sportiva

attività sportivaLo sport è salute, e andrebbe praticato anche come cura per le malattie croniche. È quello che pensano in Francia e in Gran Bretagna. Nel Regno Unito la prescrizione di attività sportive è già una realtà, ma anche l’Italia ha la sua piccola isola sportiva terapica: la Sardegna.

Le prescrizioni

Ora anche la Francia apre all’attività sportiva come cura delle malattie croniche. Lo sport sarà un vero e proprio farmaco utilizzato per prevenire le ricadute e le ri-ospedalizzazioni. Avremo quindi la ‘Ricetta’ con diversi esercizi fisici a seconda della malattia che soffriamo anche in Italia? Intanto la Francia va avanti nel progetto, e sicuramente, dopo la Sardegna, anche altre regioni italiane adotteranno il sistema.

Ormai è indubbio che una sana attività significa salute, e non può essere lasciata solo nelle mani di qualche istruttore, nel caso di malattie croniche. I dottori specializzati quindi ci indicheranno “dosi” e tipo di esercizi da fare per prevenire delle ricadute.

In Gran Bretagna ad esempio, chiunque ha avuto un infarto, può seguire un programma di esercizi mirati e seguiti in ospedale, con tapis roulant, ciclette e pesi, a cui assistono delle infermiere specializzate.

In Francia ora si sono stabiliti dei programmi diversificati per le diverse malattie. Se siete obesi allora ci saranno esercizi prescritti per dimagrire, mentre invece i diabetici devono potenziare la muscolatura. Questi sono solo due esempi, ma sono previsti esercizi per tutte le malattie.