No pain no gain: ecco i rischi che corriamo

di Sara Mostaccio Commenta

No pain no gain è lo slogan che chiunque faccia sport o insegni una disciplina sportiva prima o poi si sente dire o dice a qualcun altro. È vero che serve impegno per raggiungere risultati ma siamo sicuri che siano necessario soffrire?

Sforzarsi, superare i limiti e raggiungere obiettivi di cui non ci si credeva capaci è importante, ci dà la motivazione per continuare e una grande soddisfazione nell’immediato. Ma continuare a ripetere che senza dolore non si vedono i frutti alla lunga rischia di essere controproducente.

I rischi immediati sono quelli di incorrere in lesioni esagerando con lo sforzo mentre più a lungo termine si puù rischiare il sovrallenamento. Per non parlare di una pressione psicologica talmente pesante da sopportare che si finisce per mollare del tutto.

La tolleranza allo sforzo d’altronde dipende molto da fattori individuali: il grado di allenamento di ciascuno, la forza della propria motivazione, l’esecuzione corretta dell’esercizio preceduto dal giusto riscaldamento, il recupero dopo la sessione sportiva e ovviamente le caratteristiche fisiche della persona.

Si deve poi distinguere tra la sensazione di fatica derivante naturalmente dall’attività fisica, specialmente quella ad alto impatto, e la fatica che si avvicina invece al dolore vero e proprio, che è spesso un sintimo di sovrallenamento.

Il consiglio migliore è quello di adottare con le dovute cautele il motto no pain no gain, tenendo conto del proprio livello di allenamento fisico e proponendosi obiettivi ambiziosi ma realistici e a breve termine.

È altrettanto importante adeguare l’alimentazione al livello di sforzo fisico che si affronta e tenere sempre presente che quello che conta è quasi sempre la qualità anziché la quantità. Ciò vale sia nella scelta del cibo che nel tipo di allenamento. Ci si allena anche con il cervello e non solo con il corpo.

Photo | Thinkstock

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